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Tanti modi per leggere. Bambini e storie digitali

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Il mondo del digitale introduce nuovi modi del narrare che non devono essere visti in contrapposizione con le narrazioni tradizionali, ma vanno anzi studiati anche nelle loro potenzialità di mezzi di avvicinamento alla lettura. Ma il tempo che il bambino trascorre con una app sul tablet può essere considerato veramente tempo trascorso a leggere?

Publicado en: Educación
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Tanti modi per leggere. Bambini e storie digitali

  1. 1. Bambini e storie digitali di Sandra Olianas Tanti modi per leggere
  2. 2. Story time o screen time… … purché si navighi nel mare delle storie Capitano, io parto ad un patto: che ogni sera accanto al mio letto dopo un giorno di sconfitte o vittorie tu mi sommerga nel mare delle storie. (C. Carminati)
  3. 3. Leggere per crescere L’importanza della lettura in età precoce è oggi universalmente riconosciuta. La lettura condivisa tra adulto e bambino è considerata un’importante occasione di sviluppo sia relazionale (è una opportunità di relazione tra bambino e genitori), che cognitivo (si sviluppano meglio e più precocemente la comprensione del linguaggio)
  4. 4. “...Un’azione apparentemente innocua come la lettura ad alta voce, se praticata con continuità e nei modi adeguati alle tappe evolutive del bambino, è in grado di influenzare lo sviluppo delle competenze fonologiche, l’accrescimento del vocabolario del bambino, l’acquisizione delle competenze essenziali al successivo apprendimento autonomo della lettura” Libro fammi grande - R. Valentino Merletti, B.Tognolini
  5. 5. Digitali nativi e… tardivi Anche gli adulti più convinti dell’importanza della lettura precoce non sempre sono consapevoli di aver maturato le loro strategie di lettura in contesti tecnologici assai diversi da quelli attuali: sono (siamo) cioè sostanzialmente lettori tipografici
  6. 6. Dovremmo però sempre tener presente che davanti ai nostri piccoli lettori si prospetta un futuro da lettori ibridi e che il mare delle storie nel quale navigheranno non sarà solo un mare di inchiostro. Lettori ibridi
  7. 7. Ma possiamo considerarli allo stesso modo i due mari? Possiamo considerare la screen time, cioè tempo che i bambini passano con una app sul tablet vero e proprio story time, cioè tempo trascorso a leggere storie?
  8. 8. Is E-reading with your toddler story time or simply screen time? Interessante articolo apparso ad ottobre sul NY Times http://www.nytimes.com/2014/10/12/us/is-e-reading-to-your- toddler-story-time-or-simply-screen-time.html?_r=0
  9. 9. La risposta, anche secondo i ricercatori non è ancora del tutto chiara “Noi sappiamo come i bambini imparano a leggere, ma non sappiamo ancora come questo processo verrà influenzato dalla tecnologia” Kyle Snow, director at the National Association for the Education of Young Children
  10. 10. Troppo presto! I tablet non sono infatti usati diffusamente da abbastanza tempo da consentire studi approfonditi che rivelino i loro effetti sull’apprendimento Parte del problema è rappresentata dalla novità dei devices.
  11. 11. Per i genitori spesso non è facile capire se le storie digitali “contano” come letture. Pediatri ed esperti infatti da una parte raccomandano di leggere ai bambini il più possibile, dall’altra consigliano di non far trascorrere loro più di due ore al giorno davanti a uno schermo e addirittura niente se hanno meno di due anni
  12. 12. Molte delle preoccupazioni verso i vari tipi di schermo si rifanno però a studi precedenti al 2011 e alla diffusione dei tablet. A studi cioè focalizzati su una fruizione passiva del video
  13. 13. Per quanto riguarda l’uso di media interattivi invece, le più recenti ricerche tendono a ridimensionare le preoccupazioni e a vederli anzi come una grande opportunità. Molti studiosi accomunano le applicazioni per tablet più ai giochi creativi tipo i mattoncini Lego che alla tv. “Interattività” è la parola chiave
  14. 14. “Se il device fornisce attività passivizzanti che catturano l’attenzione del bambino in modo prolungato, precludendo la possibilità di coltivare attività interattive assieme ai genitori, a mio avviso la risposta è ‘si’. Se propongono stimoli e attività coerenti con la fase evolutiva, da condividere con mamma e papà allora l’uso del tablet può essere assimilato a quello di altri giochi educativi presenti in casa, pur con le sue specificità.” Susan Linn, esperta della National Association for the Education of Young Children 2 anni è il limite d’età giusto anche per l’uso del tablet?
  15. 15. Ciò che è importante è curare la scelta della app e proporla al bambino, se incuriosito, per un tempo limitato (15 minuti circa) in compagnia di un adulto con cui interagire mentre la ‘esplora’, proprio come si fa con un bel libro, considerando che in quel momento gli viene sottratta la possibilità di muoversi e ‘toccare’ il mondo per conoscerlo.
  16. 16. Cen Campbell, creatrice di littleelit.com partendo da presupposti come - i bambini hanno bisogno della continua interazione con le persone care - la fruizione dei media per bambini piccoli dovrebbe essere limitata - i bambini vivono comunque in un mondo in cui gli schermi sono onnipresenti
  17. 17. … suggerisce di focalizzare l’attenzione su come le tecnologie emergenti possono supportare i genitori nel tempo trascorso a leggere, ma anche parlare, scrivere, cantare e giocare con i loro figli, in modo da scacciare l'immagine (luogo comune?) di bambini lasciati da soli con dispositivi portatili (tablet-baby sitter come un tempo era la tv- babysitter)
  18. 18. Co-engagement o Joint engagement L’idea centrale è che i media interattivi siano uno strumento per incoraggiare le interazioni adulto-bambino e bambino- bambino e invitare ad esperienze più sociali e meno isolanti
  19. 19. Secondo gli studi più recenti infatti l’uso dei media digitali non tenderebbe a favorire l’isolamento, come si ritiene comunemente “Children using today’s screen are engaged in cooperative play, encouraging each other, exploring, discovering, and problem-solving togheter” (Technology and digital media in the Early Years)
  20. 20. Age and gesture appropriate Le app che proponiamo ai bambini devono sempre essere adatte alla loro età come contenuto, ma anche alla loro capacità di compiere i gesti necessari ad utilizzarle.
  21. 21. Studio di Nor Azah Abdul Aziz dell’università di Loughbourough UK su un campione di 30 bambini
  22. 22. Lo studio è stato condotto su un campione abbastanza limitato e se pensiamo ai bambini che conosciamo, potrebbe sembrarci poco attendibile come proporzioni, ma ci serve per capire che anche se i bambini usando il tablet ci sembrano nati, alcuni gesti li imparano dopo altri.
  23. 23. Ma torniamo alle storie... Ammesso che i media interattivi ● non vanno valutati come i media “passivi” ● non isolano i bambini ● se adatti all’età e usati per un tempo limitato e sempre in condivisione con l’adulto possono essere adatti anche a bambini piccolissimi (sotto i due anni)....
  24. 24. Possiamo considerae il tempo trascorso con le app sul tablet tempo trascorso a leggere storie?
  25. 25. Ancora un volta i pareri sono discordanti ed ancora una volta è troppo presto forse per dare una risposta. L’unica ipotizzabile a mio avviso potrebbe essere “si purché…” Dove il purché dipende ● dalla qualità della app ● dal modo in cui viene usata
  26. 26. Caratteristiche di una buona app ● Deve essere ben realizzata dal punto di vista tecnico (no crash, no bug) ● Deve avere illustrazioni e animazioni di qualità ● Deve coinvolgere da subito (altrimenti con un tap si è subito alla ricerca di un altro contenuto)
  27. 27. E ancora... Dieci regole per scegliere le app per bambini (secondo Mamamò) http://www.mamamo.it/news/dieci- regole-per-scegliere-le-app-per-bambini
  28. 28. Focus sui contenuti “Una volta che abbiamo quelli le nuove tecnologie possono essere viste come una possibilità in più di raggiungere gli utenti, perché si avvicinano di più al modo di intendere del nativo digitale e permettono a me, adulto, che propongo, di addomesticarlo al gusto delle buone storie, e ell'informazione esaustiva e di proporgliene su supporti diversi” (Caterina Ramonda)
  29. 29. Tre “C” di Lisa Guernsey ● Child (il bambino nella sua specificità) ● Content (il contenuto) ● Context (il contesto) La Guernsey ha elaborato la teoria delle tre C pensando alla TV, ma in una certa misura è applicabile anche ai media digitali
  30. 30. Nascere digitali I contenuti digitali devono essere pensati, già dalla nascita per il digitale. Una app è infatti un prodotto a se, anche quando nasce da un libro esistente. Non basta prendere un libro cartaceo e aggiungere animazione e suoni!
  31. 31. Ma gli elementi interattivi nelle app narrative non rischiano di “interrompere” la storia e distogliere l’attenzione del bambino? Interattività e app narrative
  32. 32. Faciamo un passo indietro… Bruno Munari (1907-1998) è stato senza dubbio il più eclettico artista-designer italiano. Molti dei libri per bambini di Munari richiedono la partecipazione attiva dei piccoli ascoltatori.
  33. 33. Indovinelli in rima, finestre da sollevare, versi con cui accompagnare le figure, immagini in rilievo su cui far scorrere le dita...
  34. 34. Non solo Munari I libri per bambini che richiedono la loro partecipazione attiva sono molti, anche nella produzione attuale
  35. 35. E torniamo ad oggi... Le app narrative devono essere interattive? (Il che equivale un po’ a chiedersi se possono esistere app narrative)
  36. 36. “Penso ai libri e alle app come cose abbastanza diverse. Quello che funziona bene in una storia non funziona necessariamente bene in un’app interattiva. In teoria una storia con l’aggiunta di movimento, suono e interazioni dovrebbe essere più coinvolgente di una storia senza questi elementi. Ma per qualche motivo, non è così. Il mio modo di raccontare storie va alla ricerca dell’essenza del racconto e cerca di evidenziarla eliminando tutto tranne l’essenziale. L’aspetto dei personaggi, il ritmo, le immagini e i testi sotto tutti progettati per mettere a fuoco la storia. Aggiungere interazioni e altre distrazioni a questo modo di raccontare non enfatizza il racconto, ma fa piuttosto l’opposto [… ]. Secondo me le app sono qualcosa di molto diverso. Sono interattive e devono concentrarsi sull’enfatizzare questa dimensione interattiva” Chris Haughton
  37. 37. Anche Nicolette Jones che recensisce libri per bambini sul Sunday Times ha grosse riserve su quelle che chiama “picture books app”. Non sulla base del fatto che “i libri lo fanno meglio”, ma per il fatto che la tecnologia delle app interferisce con la storia. Secondo Nicolette l’interattività nelle app sostituisce lo spazio dell’immaginazione.
  38. 38. App are not books Secondo Kate Wilson di Nosy Crow, è posibile realizzare delle app che veicolino con succeso una narrazione, ma bisogna essere consapevoli di muoversi in un altro territorio books are not apps
  39. 39. Focus sulla narrazione “Quando realizziamo una story book app pensiamo moltissimo alla narrazione. In ogni scena della nostra app noi offriamo prima di tutto la storia, poi gli elementi interattivi. Così il bambino, prima di esplorare ulteriormente la scena ha già ricevuto quella parte di storia”
  40. 40. Gli elementi interattivi in una app narrativa devono rinforzare la storia e i personaggi, non indebolirli. Devono essere funzionali alla storia. Non si possono introdurre delle funzionalità solo perché lo sviluppatore riesce a farlo! E’ tecnicamente possibile farlo allora lo faccio. Sbagliato!
  41. 41. Ci sono sul mercato moltissimi esempi di picture books app dove l’elemento interattivo interrompe la storia. Ci sono diverse app sui tre porcellini in cui dopo che il bambino aiuta il lupo a distruggere la casa di paglia o di legno con qualche tocco interattivo, questa si ricostruisce automaticamente in modo che il bambino possa distruggerla di nuovo: divertente ma narrativamente sbagliato!
  42. 42. Il nodo della storia è che i due porcellini fannulloni hanno costruito case che il lupo poteva buttare giù anche solo soffiando, è che la resistenza di una casa di mattoni è quello che rende differente il terzo porcellino. Se le case di paglia e legno si ricostruiscono continuamente, questa differenza rischia di perdersi. La stessa cosa può dirsi della scarpetta di Cenerentola e così via...
  43. 43. In una app narrativa di qualità dunque gli elementi interattivi devono essere funzionali alla storia, devono arricchirla senza offrire distrazioni. Vanno benissimo le interazioni che offrono supporto per fare inferenze basate sul testo o per la comprensione di parole difficili
  44. 44. E’ preferibile che siano interazioni relativamente brevi, piuttosto che quelle consuma-tempo e che siano localizzate nella stessa pagina del “testo” piuttosto che in sezioni a parte.
  45. 45. Si alle app narrative dunque e si agli elementi interattivi purché usati con criterio. Anche perché, ci dice sempre la Wilson, i ragazzi ormai passano comunque un sacco di tempo col tablet saltando da un app all’altra e non è male che abbiano la possibilità di incrociare anche qualche bella storia interattiva da leggere tra le cose che possono fare sul tablet.
  46. 46. … e passiamo al modo in cui le app vengono usate. Uno dei rischi della lettura condivisa di una app narrativa è quello di concentrasi più sul device e come si usa che sulla storia
  47. 47. Focus sul contenuto, non sulla tecnologia! Spesso siamo proprio noi adulti a voler mostrare tutto quello che è possibile fare con un’app, non dando il tempo di apprezzare la storia.
  48. 48. Screen time limitato Pur con le dovute differenze rispetto ai media passivi è importante stabilire dei limiti di tempo nell’utilizzo dei media interattivi.

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